Questa non è una guerra…
Mastella interviene ancora una volta a favore della “guerra di pace” in Afghanistan:
“In Afghanistan dobbiamo rimanere.
La nostra e’ una missione di pace, nell’abito di una missione
internazionale di pace sotto l’egida Onu”.
E ancora:
“Non bisogna avere tentennamenti sulla nostra presenza in
quel Paese, che ha lo scopo di riportare la pace e lo
sviluppo. Onoriamo il maresciallo Daniele Paladini e siamo
vicini alla sua famiglia. Ma sia ben chiaro -puntualizza
Mastella- che questo non e’ un attacco contro il contingente
italiano, bensi’ contro il popolo afgano. Le schegge del
terrorismo purtroppo tornano a colpire ogni volta che si
cerca di ricostruire il tessuto democratico.”
Mastella parla ome se il fatto di cronaca diventasse semplicemente una prova da confutare e come se il sacrificio del maresciallo Paladini fosse l’unica prova che la missione in Afghanistan è tutt’altro che una “guerra di pace”. E cito Mastella, ma potrei citare l’intero governo di centro-sinistra, con l’unica eccezione di quei partiti bollati come di “estrema sinistra” solo perché contrari ad un conflitto cui l’intero centro-sinistra si era opposto (quando farlo voleva dire anche criticare il governo di maggioranza di Berlusconi).
Tutte le analisi strategiche e le critiche ideologiche mosse contro questo conflitto non sono servite a smuovere le acque in alcun modo; affido quindi la mia risposta allo “spot” che settimanalmente Daniele Luttazzi mostra durante la sua trasmissione (Decameron – La7):
Limiti di personalità
La donna nel filmato viene uccisa pochi giorni dopo da una pugnalata inferta dall’uomo che, sul canale spagnolo Antenna 3, le aveva chiesto invano di sposarlo. La notizia è di un’ANSA di tre giorni fa e ci riporta ad una tematica già affrontata da Alhandra sul suo blog: la tendenza a prendere ciò che vogliamo a tutti i costi, senza fermarsi davanti alla legge o al rispetto del prossimo. In particolare, la vicenda spagnola punta il dito su un aspetto importante di questa tendenza diffusa, ovvero la conseguente incapacità di accettare un rifiuto.
Ma il fatto di cronaca è anche sintomo di un’altra stortura della nostra società: la perdita del concetto di “limite”. Senza correre il rischio di perdermi in inutili demagogie, mi sembra chiaro che l’inattuabilità di certe soluzioni radicali, come l’omicidio della maestra il cui marito potrebbe aver abusato di nostro figlio, ci venga imposta da un puro e semplice retaggio culturale, derivante dal contatto diretto e continuativo con una società di cultura occidentale. In pratica, certi limiti non ci vengono imposti necessariamente dal diritto o dalla morale, ma da un istinto precedente a entrambi. Un istinto che nella nostra società è presente.
Dunque il problema si riduce non tanto ad una “perdita di valori”, quanto ad una “relativizzazione” dei confini morali, legislativi ed istintuali. E d’altro canto si tratta di un fenomeno riscontrabile in ogni ambito della nostra vita; quanti di noi non hanno mai pensato “come possono chiedermi di rispettare una legge tanto ridicola”?? O peggio, “non l’ho mica violata di tanto la legge”?? Insomma, come se non ci fosse in realtà nulla di drasticamente corretto, ma soltanto un’insieme di indirizzamenti più o meno vincolanti, ma che in qualche modo siamo sempre nelle condizioni di eludere.
Con questo discorso non voglio né generalizzare la tendenza descritta, né imputarle l’intera responsabilità di buona parte degli articoli di cronaca nera che ci vengono proposti giornalmente. Mi limito a porre l’accento su un orientamento complessivo che costituisce una tassello fondamentale nella comprensione di certi avvenimenti.
RAI vs FORMAT STANDARDIZZATI e STEREOTIPATI
“Non vogliamo farti assomigliare alla televisione. Vogliamo una televisione che somigli a te”: questo il messaggio lanciato nella prima fase della Campagna Abbonamenti 2008 che ha preso il via in questi giorni sulle tre reti Rai. Questo concetto, con un po’ di sana autoironia, vuole sottolineare la volontà della Rai di affrontare in modo originale e intelligente la questione di format tv ormai standardizzati e modelli televisivi stereotipati.
Penso non serva alcun commento al comunicato stampa diffuso ieri dalla Rai, se non che possiamo farci un’idea molto chiara del modo “originale e intelligente di affrontare la questione dei format tv ormai standardizzati e modeli televisivi stereotipati“: dando un’occhiata al palinsesto!
Voto di fiducia
E’ notizia di 6 ore fa:
Alla Camera imposto il voto di fiducia sulla finanziaria
E la scelta pare anche ragionevole, considerando i rischi corsi al Senato appena la settimana scorsa, ma il dubbio che sorge quasi spontaneo è: per quale motivo la nostra legislazione consente il ricatto dei parlamentari di maggioranza, che si vedono costretti ad approvare una proposta di legge per non rischiare la poltrona??
Il vantaggio evidente è la stabilità del governo, che liberandosi dello spettro della pubblica gogna evita anche un sostanziale stallo deliberativo del Parlamento.
Lo svantaggio?? In pratica l’abuso. Un governo che alla Camera dovrebbe (sulla carta) godere di una maggioranza stabile e che ricorre invece al voto di fiducia per non rischiare un ritorno al passato della settimana scorsa, è un governo debole.
D’altro canto, ormai, è un vizio assai caro ad entrambi gli schieramenti, come ci ricorda un articolo di Repubblica del febbraio 2006, in cui Carmelo Lopapa ci ricorda che:
Poteva contare su una maggioranza schiacciante, un esercito di deputati pronti a pigiare il tasto verde del sì. Eppure, nonostante gli oltre settanta parlamentari in più rispetto all’opposizione alla Camera, durante la legislatura sulla quale oggi il capo dello Stato farà scendere il sipario il governo Berlusconi ha fatto un ricorso record al voto di fiducia.
Ben 27 provvedimenti sono stati accompagnati dal vincolo che ha blindato i provvedimenti, a scanso di sgambetti dei franchi tiratori. E con un doppio voto di fiducia Montecitorio ha chiuso, non a caso, i battenti questa settimana, con le ultime leggi su droga e la cosiddetta “milleproroghe”. I governi di centrosinistra – Prodi, D’Alema e Amato – che pure nella passata legislatura potevano contare su una maggioranza ben più risicata, si erano fermati a quota 24. D’altronde, che il governo Berlusconi abbia lasciato davvero poca iniziativa al Parlamento e all’ampia maggioranza lo dimostrano altri numeri. Come quelli dei decreti legge portati in aula e fatti approvare (212 contro i 204 della legislatura precedente, fatti salvi quelli che arriveranno nelle prossime settimane) e delle leggi di iniziativa governativa. Portano la firma di Berlusconi o dei suoi ministri 517 provvedimenti su 665.
Conclusione: è davvero tanto importante mantenere in vigore un provvedimento del genere, quando una legittima stabilità del governo sarebbe garantita semplicemente da una legge elettorale adeguata??
Vivere alla giornata
Un’ASCA di ieri ci riporta le parole del presidente del Senato Franco Marini:
Oggi il politico corre il rischio di vivere alla giornata: c’è l’abitudine di dedicare del tempo a cosa diranno i media il giorno dopo. Un politico non può trascurare questo, ma il rischio è che si pensi che questo sia tutto. C’è chi dice che oggi la politica è comunicazione, ma non è così perché poi c’è il rapporto con gli uomini. Il rischio è che così non si costruisca nulla di solido per la società.
La realtà dei fatti è che la politica ormai è diventato un organismo a se stante, collaterale allo Stato e ad ogni suo altro elemento.
Il politico non ispira il suo programma d’azione a nessuna ideologia definita, ma preferisce dirsi “moderato” per poter di fatto sostenere proposte di legge trasversali a qualunque schieramento. A prima vista si potrebbe pensare che questo non sia altro che il frutto di un diffuso relativismo culturale, che non può che svecchiare una classe politica che non può più essere legata ai grandi sistemi di pensiero di un tempo. In questo modo nasce però spontanea una domanda: in base a cosa valuto quale partito/politico rappresenta al meglio il mio pensiero?
Il politico non è più uno strumento nelle mani del cittadino (o “al servizio del cittadino” se preferite); una tesi che negli ultimi tempi va molto di moda, ma che d’altro canto viene confermata quasi giornalmente dalla nostra classe politica. In tal senso il politico assume comportamenti apparentemente diversi (ma sostanzialmente identici) in base alla sua posizione in parlamento:
- Il politico di maggioranza porta avanti singoli progetti di legge, scelti in base ad oscure leggi della Politica, proposti ai più e imposti agli altri facendo leva sul terrore di questi ultimi di una possibile perdita di poltrona;
- Il politico di minoranza si oppone ad ogni singolo progetto di legge proposto della maggioranza, con l’unico obiettivo di ottenere anticipatamente una propozione a politico di maggioranza.
A questo punto una domanda penso sia lecita:
E’ sufficiente un rimpasto politico per sovvertire
questo stato delle cose??
“Un intero popolo che guarda Porta a Porta è un popolo senza dignità”
Si fa un gran parlare, di questi tempi, della pessima qualità dei programmi offerti dai recenti palinsesti Tv e della difficile situazione della Rai; ma penso non si parli mai abbastanza dell’abiguità di alcune delle trasmissioni in questione, ovvero di quei programmi che promettono approfondimento giornalistico e regalano intrattenimento. Uno dei casi più eclatanti in tal senso è quello del giullare di corte preferito da ogni corte: Bruno Vespa.
Volendo usare un eufemismo, Bruno Vespa è quanto di più lontano possa esserci dalla figura professionale del “giornalista” e “Porta a Porta” è certamente quanto di più vicino possa esserci ad un talk-show di pessima fattura (in perfetto stile RAI).
La seconda teoria è facilmente dimostrabile:
- Alle 8:30, al termine del TG1, spegnete la televisione;
- Assumete una posizione a voi congeniale, che favorisca il rilassamento del corpo e della mente;
- Assicuratevi di non essere disturbati in alcun modo nelle ore seguenti e di avere il vostro telecomando a portata di mano;
- Chiudete gli occhi e iniziate i vostri esercizi di respirazione, allontanando dalla vostra mente qualunque fonte di stress, primo fra tutti il canone rai;
- Alle ore 23:30, premete il primo pulsante del vostro telecomando e sintonizzatevi sul nostro programma del cuore.
Come vedete la procedura è piuttosto semplice, ma se non osservata scrupolosamente può davvero rovinarvi alcune notti di sonno; per questo motivo vi consiglio in ogni caso un’esposizione non eccessiva (mezz’ora è più che sufficiente per valutare la qualità della trasmissione senza correre eccessivi rischi).
Il primo eufemismo non è così semplice da dimostrare, ma ci viene in aiuto Marco Travaglio, che con dati alla mano mette in evidenza alcune “stranezze” nella scelta delle tematiche affrontae da Vespa nei suoi quattro giorni a settimana di “Porta a Porta”:
Le prove fin qui esposte potrebbero bastare ad importare qualche seconda serata da La7 e mandare a casa il nostro amichevole Vespa di quartiere, ma sicuramente sono più che sufficienti per inorridire di fronte ai dati forniti oggi dall’ASCA:
”Porta a porta” si conferma il programma piu’ visto in seconda serata con 1 milione 820 mila spettatori e il 20.09% di share.
Per non parlare dell’ancor più desolante situazione descritta dall’ufficio stampa della Rai:
Con il 26.77% di share, e 2 milioni 107mila telespettatori il programma di Bruno Vespa Porta a porta , che ospitava il Presidente del Consiglio, e’ stato il programma piu’ seguito ieri in seconda serata.
“Un intero popolo che guarda Porta a Porta è un popolo senza dignità”
E lo scrivo con estrema cognizione di quanto sia pesante l’affermazione e di quanto sia desolante l’alternativa (almeno quella offerta dai canali terrestri). Mi limito quindi ad offrire alcune (più o meno) valide alternative, in caso duemilionicentosettemila telespettatori avessero quel giorno perso la loro fidata guida tv:
Mi permetto di concludere con un consiglio: la prossima volta che quella maledetta guida tv decide di assecondare Murphy nel suo affermare che “perdersi è solo una questione di tempo”, accendete il vostro computer e recatevi QUI!
- Cultura: TG3 Primo piano + “Blu notte – Misteri italiani”, dedicato al delitto della Cattolica;
- Film: “La mia vita a stelle e strisce”, per la regia di Massimo Ceccherini (da accompagnare ad una puntata di “Senza traccia” e una puntata del TG2 per coprire l’intera fascia a rischio);
- Intrattenimento: “Ciao Darwin” + “Maurizio Costanzo show” (per una serata all’insegna dello svago);
- Serie Tv: “Saved”, per soli adulti (da accompagnare all’ultima mezz’ora de “L’ultimo boyscout” per coprire l’intera fascia a rischio).
Un intero popolo che paga il pizzo è un popolo senza dignità
Lo slogan con cui l’associazione “Addiopizzo“, una notte di tre anni fa, tappezzò la città di Palermo è da ieri un po’ meno uno slogan e un po’ più la nascita dell’associazione antiracket palermitana “Libero Futuro”. L’inaugurazione si è tenuta ieri sera presso lo stesso Teatro Biondo rimasto quasi deserto in occasione del convegno su mafia e racket proposto da Confindustria e ANM. Di tutt’altro genere lo spettacolo offerto ieri da una folla d’imprenditori e gente comune, unita sotto il vessillo di CONTRO IL PIZZO – CAMBIA I CONSUMI.
Enrico Colajanni, presidente della neonata associazione “Libero Futuro” e padre di Pompeo il “partigiano” (uno dei fondatori di Addiopizzo), risponde al decalogo di Lo Piccolo con le sue regole del buon commerciante:
Caro collega, non intrattenere rapporti di alcun tipo con persone sospette, respingi subito ogni richiesta estorsiva, non pensare di trattare con i mafiosi e soprattutto non gestire da solo momenti e decisioni così delicate. L’associazione antiracket che abbiamo costruito serve per aiutarti affinché sia tu stesso a toglierti dagli impicci.
Al di là della cronaca e delle belle parole spese in favore dell’antiracket, certamente incoraggiate dall’arresto dei Lo Piccolo e dalla soddisfazione derivatane, stamane mi sono preso la briga di scorrere l’ultimo mese di Pizzo a Palermo e dintorni:
- Catania “zona rossa” nella Mappa del Pizzo
- Mafia Spa: Business da 90 miliardi di euro l’anno
- Imprenditori denunciano gli estorsori: 11 arresti
- Pizzo per boss malato di Aids, 3 arresti dopo denuncia
- Imprenditore edile vince la paura e denuncia i suoi estorsori
- Nuova intimidazione alla Coop “La Sicilia”
- Estorsioni: ‘Pizzo’ Focacceria San Francesco
Punte dell’iceberg che ci prospettano una realtà ben più radicata di quanto non ci vorrebbero far credere politici e giornali parlando di “crollo della Cupola”. Quanto avvenuto ieri è certamente un segnale forte e positivo, ma la prudenza mostrata da Colajanni appare doverosa:
Oggi Palermo mi sembra grande, ma dovremo misurarci con le denunce che saremo in grado di produrre.
Oggi Palermo non mi sembra grande. La speranza è che gli arresti recenti e il coraggio di affrontare certi argomenti nei teatri, si trasformi in quelle denunce attese dallo stesso Colajanni.
Enzo Biagi: 6 Novembre 2007
Il 6 Novembre 2007 muore Enzo Biagi, giornalista, scrittore e conduttore televisivo.
In questi giorni torna sulle bocche di tutti il diktat bulgaro di Silvio Berlusconi:
L’uso che Biagi – come si chiama quell’altro? –, Santoro – ma l’altro? –, Luttazzi, anno fatto della televisione pubblica, pagata con i soldi di tutti, è un uso criminoso. E io credo che sia un preciso dovere da parte della nuova dirigenza di non permettere più che questo avvenga.
Ma mi piace ricordare il più grande giornalista italiano per come avrebbe voluto trascorrere i suoi ultimi anni di vita:
Voglio inoltre segnalare un’intervista molto interessante ad Enzo Biagi condotta da Sabina Guzzanti per il suo Viva Zapatero!.
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“Non vogliamo farti assomigliare alla televisione. Vogliamo una televisione che somigli a te”: questo il messaggio lanciato nella prima fase della Campagna Abbonamenti 2008 che ha preso il via in questi giorni sulle tre reti Rai. Questo concetto, con un po’ di sana autoironia, vuole sottolineare la volontà della Rai di affrontare in modo originale e intelligente la questione di format tv ormai standardizzati e modelli televisivi stereotipati.